Strumentario in Musicoterapia

Il letto sonoro – la poltrona sonora

Da molti anni ho integrato nello strumentario uno strumento prezioso: il letto sonoro.
Si tratta di uno strumento che si basa sul principio della risonanza e che si presta ad essere utilizzato con diverse modalità e finalità in base agli obiettivi del trattamento musicoterapico.

Farò qualche breve cenno con riferimento a diversi contesti in cui ho sperimentato e continuo a sperimentare l’utilizzo di questo strumento.

L’esperienza in Hospice con i pazienti terminali è stata molto preziosa.
Chi riusciva ad alzarsi dal letto e spostarsi ed era in grado di sdraiarsi sul letto sonoro per un trattamento aveva modo di sentire il proprio corpo non solo come luogo della sofferenza fisica e del dolore ma anche come veicolo per la percezione della vibrazione, della risonanza; il corpo poteva ospitare ancora un’esperienza piacevole.
Il trattamento aveva una durata molto variabile, che dipendeva dalle condizioni delle singole persone; alcuni al termine si soffermavano nel descrivere le sensazioni provate, nel raccontare l’esperienza vissuta con un corpo che non era solo il testimone della malattia, alcuni raccontavano di avere visto colori, di avere avuto ricordi importanti, alcuni sentivano la vibrazione soprattutto in una zona piuttosto che in un’altra, alcuni sentivano vibrare le ossa, per altri la sensazione si concentrava sulla pelle.

Con un gruppo di persone con malattia di Parkinson abbiamo sperimentato la poltrona sonora, sorella del letto sonoro, ideata e costruita dal medesimo artigiano, Sergio Chiesura.
Al termine delle sedute dedicate alla pratica musicoterapica un poco di tempo alla sperimentazione delle sensazioni sulla poltrona sonora.
Elisabetta, all’epoca la Presidente dell’Associazione, con grande concentrazione si disponeva ad ascoltare la vibrazione e le risonanze nel corpo.
La Neurologa che seguiva il gruppo suggerì di provare a far camminare le persone dopo il trattamento sulla poltrona sonora, per verificare un eventuale beneficio. L’idea era interessante ma non siamo riusciti ad organizzare uno studio e ci siamo limitati a vivere l’esperienza.

La poltrona sonora era stata costruita pensando alla possibilità di modificare la lunghezza della corda vibrante utilizzando un capotasto mobile; questo consentiva di sperimentare verificando come cambiava la percezione in base alla diversa frequenza.

Dietro a quello che può sembrare un semplice momento di benessere c’è la costruzione di una relazione particolare tra musicoterapeuta e paziente, mediata dalla ricerca e dalla condivisione del suono, dall’accompagnamento nel processo di consapevolezza delle percezioni, delle sensazioni e delle emozioni generate dall’esperienza.

In alcuni casi il trattamento sul letto sonoro può aiutare ad ancorare al corpo, a ricondurre alla fisicità, a focalizzare l’attenzione sulla percezione del suono e della vibrazione. In diverse situazioni di disagio o patologia questo processo può essere molto significativo e può essere arricchito dall’utilizzo di altri strumenti efficaci rispetto la percezione della risonanza.

Diverse sono le modalità con cui il letto sonoro diventa uno strumento prezioso nel trattamento di Musicoterapia in età evolutiva.

Bambini con gravi compromissioni sul piano del controllo motorio e con esiti di danni neurologici spesso si attivano in modo significativo non appena iniziano a percepire la vibrazione generata dallo strumento.
Ogni bambino risponde a suo modo ma sono ricorrenti situazioni in cui migliorano il tono muscolare e il controllo della posizione seduta; nei casi di ipertono invece dopo alcuni minuti di trattamento i muscoli iniziano a rilassarsi e il corpo, per quanto possibile, si distende.

Nella posizione eretta la percezione della vibrazione attraverso la pianta dei piedi sollecita il controllo e la stabilità, oltre che il movimento, in alcuni casi.

Spesso i bambini iniziano a vocalizzare, a volte anche intonandosi sugli intervalli generati dallo strumento.

In casi di iperattività il letto sonoro aiuta a circoscrivere la zona di attività e a catturare l’attenzione attraverso il suono, il canto, la percussione, la generazione di ritmi. All’interno dello spazio sonoro generato dallo strumento si possono costruire momenti di contatto e si può avviare il processo di costruzione della relazione mediata dal suono.

Un’ultima considerazione in merito all’accordatura, tema sul quale si potrebbe aprire una discussione ampia e complessa.
Dopo diverse fasi di sperimentazione mi sono assestata su un’accordatura basata sul principio della tonica individuale, acquisito con la formazione in Nada Yoga.

Spero di essere riuscita con questi pochi cenni a dare un’idea delle diverse applicazioni del letto sonoro e della poltrona sonora in diversi ambiti di intervento, dall’età evolutiva, ai disturbi del movimento, alle cure palliative.

Certamente il letto sonoro si presta moltissimo anche a sedute di rilassamento profondo, integrate eventualmente con campane armoniche e altri strumenti.
La Musicoterapia è anche benessere.

Domande?
Scrivetemi: laura.gamba.musicoterapia@gmail.com

Immagine di Laura Gamba
Laura Gamba

Scrivo per documentare e per mettere a disposizione un grande capitale di esperienza che potrà essere utile a musicoterapisti, insegnanti e a tutti coloro che desiderano sperimentare il potere della musica nella relazione d’aiuto e nella cura.

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